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mercoledì 1 agosto 2012

R.i.P Gore Vidal




"Style is knowing who you are, what you want to say, and not giving a damn."                                                                
                                                                                                                                                               Gore Vidal


domenica 24 giugno 2012

A season in Hell (that's what my life is)

NOTTE DELL’INFERNO
 
Ho trangugiato un’inaudita sorsata di veleno. – Sia tre volte benedetto il consiglio che mi è pervenuto! – Mi bruciano le viscere. La violenza del veleno mi contorce le membra, mi rende deforme, mi schianta. Muoio di sete, soffoco, non posso gridare. L’inferno, la pena eterna è questa! Guardate come si ravviva il fuoco! Brucio come si deve. Va’, demonio!
Avevo intravisto la conversione al bene e alla felicità, la salvezza. Come posso descriverne la visione, l’aria dell’inferno non sopporta gli inni! Erano milioni di creature incantevoli, un soave concerto spirituale, la forza e la pace, le nobili ambizioni, che ne so io?
Le nobili ambizioni!
E ancora è la vita! – Se la dannazione è eterna! Un uomo che si voglia mutilare è dannato per davvero, no? Io mi credo all’inferno, quindi ci sono. È il catechismo in atto. Sono schiavo del mio battesimo, io. Voi, genitori, avete originato la mia infelicità, e avete originato la vostra. Povero innocente! – L’inferno non può tormentare i pagani. – È la vita ancora! Più avanti, le delizie della dannazione saranno più profonde. Un delitto, presto, che io sia annientato in nome della legge umana.
Taci, su, taci!...Qui è la vergogna, il rimprovero: Satana che dice che il fuoco è ignobile, che  è spaventosamente sciocca la mia collera. – Basta!... Con gli errori che mi vengono suggeriti, magie, falsi profumi, musiche puerili. – E dire che possiedo la verità, che vedo la giustizia: il mio giudizio è sano e deciso, sono pronto per la perfezione… Orgoglio. – La pelle del cranio mi si rinsecchisce. Pietà! Signore, ho paura. Ho sete, tanta sete! Ah! l’infanzia, l’erba, la pioggia, il lago sulle pietre, il chiaro di luna quando dal campanile rintoccavano le dodici… c’è il diavolo, a quell’ora, sul campanile. Maria! Vergine Santa!... – Orrore della mia stupidità.
Non ci sono anime oneste, laggiù, che mi vogliono bene?... Venite… Ho un guanciale sulla bocca, non mi sentono, sono fantasmi. E poi, nessuno pensa mai agli altri. Che nessuno si avvicini. Io puzzo di bruciaticcio, di sicuro.
Innumerevoli sono le allucinazioni. E’ proprio quel che ho sempre avuto: niente più fede nella storia, l’oblio dei princìpi. Me ne starò zitto: poeti e visionari sarebbero gelosi. Sono mille volte il più ricco di tutti; voglio essere avaro come il mare.
Toh! Proprio adesso l’orologio della vita si è fermato. Non sono più al mondo. – La teologia è seria, l’inferno è certamente in basso – e il cielo in alto. – Estasi, incubo, sonno dentro un nido di fiamme.
Quante malizie nell’osservazione  della campagna… Satana, Ferdinand, corre con le sementi selvatiche… Gesù cammina sui rovi porporini, senza curvarli… Gesù camminava sulle acque irritate. La lanterna ce lo mostrò ritto in piedi, bianco e bruno di chiome, sul fianco di un’onda di smeraldo…
Sto per svelare tutti i misteri: misteri religiosi o naturali, morte, nascita, avvenire, passato, cosmogonia, nulla. Sono maestro in fantasmagorie, io.
Ascoltate!...
Io possiedo tutti i talenti! – Non c’è nessuno, qui, e c’è qualcuno: non vorrei sparpagliare il mio tesoro. – Volete canti negri, danze di urì? Volete che scompaia, che mi tuffi alla ricerca dell’anello? Lo volete? Fabbricherò dell’oro, dei farmaci.
Fidatevi di me, quindi, la fede conforta, guida, guarisce. Venite tutti, – anche i bambini, – che io vi consoli, che sia sparso per voi il suo cuore, – il cuore meraviglioso! – Poveri uomini, lavoratori! Io non chiedo preghiere; mi basterà la vostra fiducia per essere felice.
– E pensiamo a me. Ben poco questo mi fa rimpiangere il mondo. Ho la fortuna di non soffrire più. La mia vita non fu che dolci follie, e me ne dispiace.
Bah! Facciamo tutte le smorfie immaginabili.
Decisamente, siamo fuori dal mondo. Nessun suono più. Il mio tatto è scomparso. Ah! il mio castello, la mia Sassonia, il mio bosco di salici. Le sere, le mattine, le notti, i giorni… Sono stanco!
Dovrei avere il mio inferno per la collera, il mio inferno per l’orgoglio, – e l’inferno della carezza; un concerto di inferni.
Muoio di stanchezza. È la tomba, vado a sfamare i vermi, orrore dell’orrore! Tu mi vuoi dissolvere, Satana, buffone, con i tuoi incantesimi. Io reclamo! Reclamo un colpo di forcone, una goccia di fuoco.
Ah! Risalire alla vita! Posare gli occhi sulle nostre deformità. E questo veleno, questo bacio mille volte maledetto! La mia debolezza, la crudeltà del mondo! Pietà, mio Dio, nascondimi; mi comporto troppo male, io! – Sono nascosto e non lo sono.
È il fuoco che si ravviva con il suo dannato.


Una stagione all'inferno, Arthur Rimbaud 


Hell's Cafe" in Paris in the late 1800's

sabato 12 maggio 2012

A proposito di giacche in pelle: Nancy Cunard


Parliamo degli anni '20 e '30, non degli anni '50 o '60. La giacca in pelle nera non era ancora diventata sinonimo di ribellione (si, c'è stato un tempo in cui lo è stata) ed era una donna ad indossarla: Nancy Cunard, una delle flappers più note di quegli anni. Lei è stata una vera e propria divinità di quegli anni: era nata in una famiglia benestante che aveva presto abbandonato e rinnegato i valori per dedicarsi all'antifascismo e alla lotta contro il razzismo, era poetessa, scrittrice, musa e pigmalione dei più grandi scrittori e artisti della sua epoca; alcuni scatti di Man Ray ne hanno fatto un'icona di stile. Un pò come tutte le flappers, poi: loro davano scandalo  indossando  calze in rayon color carne quando le calze si portavano di cotone e di colori scuri; mettevano il rossetto e truccavano gli occhi  quando tutt'al più si metteva un pò di polvere di riso; fumavano e frequentavano localacci frequentati da uomini e dove si suonava il jazz; e poi gli abiti corti e smanicati; i capelli tagliati alla "garçonne". Una rivoluzione nel costume feminile, insomma. 






sabato 5 maggio 2012

We gotta fight for our right (to party) - R.I.P MCA

In questi giorni ricorrono i vent'anni dalla morte di Marlene Dietrich e avrei voluto dedicarle un post, invece no. Purtroppo ieri è morto Adam Yauch a.k.a MCA dei Beastie Boys ed è soltanto l'ennesimo post di questo tipo che mi trovo a scrivere negli ultimi tempi. R.I.P Adam e grazie di tutto.


sabato 21 aprile 2012

Sulle origini del Burlesque

L'altro giorno, mentre sfogliavo una delle tante riviste gossipare che girano in Italia (ebbene sì, anch'io lo faccio ma devo ammettere che ho una vera ossessione per la carta stampata e sfoglio qualsiasi cosa mi capiti a tiro, non si sa mai) ho trovato un trafiletto minuscolo - forse perchè lo stesso autore si vergognava di questa cosa ma  a me non è sfuggita - nel quale si paragonava l'esibizione, definita "burlesque", di Belen Rodriguez ad Amici di qualche giorno fa con gli spettacoli di Lydia Thompson. Ora, è vero che ho una ossessione per la carta stampata ma la televisione non mi piglia manco per niente e mi son persa questa nuova "belenata" (non ho neppure trovato il video su youtube ma forse  non valeva la pena di caricarlo, ci sono cose più importanti a cui pensare) però Lydia Thompson sì, la conosco, ne ho letto più volte. Alcune delle mie icone venivano associate a questi spettacoli, da Bettie Page (che  non è propriamente burlesque perchè non si è mai esibita su un palco e i video che trovate su youtube son tratti dai film di Irving Klaw), Tempest Storm, Dita Von Teese e adesso (orrore!!) il burlesque è ovunque ma...non è più burlesque. Il nome dice tutto poi: burlesque, burla + grotesque. Quando è nato come spettacolo parodistico nell'inghilterra vittoriana, aveva forti tratti comici e satirici ai quali poi son stati aggiunti elementi di clownerie e la danze delle ballerine, sempre più svestite e che col tempo è diventato un vero e proprio streap-tease. Ora, Lydia Thompson è la signorina del video sotto, è stata una delle più famose ballerine di burlesque della seconda metà dell'800, dicono fosse bellissima e con la sua troupe di ballerine, le "British Blondes" fece impazzire mezzo Nordamerica. Ora ditemi: che c'entra Belen con tutto questo?


mercoledì 18 aprile 2012

Les jours de folies

 Il Folies Bergère, antico teatro parigino, tutt'ora funzionante ma i suoi anni di maggior successo son stati quelli tra la fine dell'800 e la Belle époque. Certo è che in molti, forse, lo conoscono soltanto per un quadro di Manet dipinto tra il 1881 e il 1882 dal titolo "Un bar aux Folies Bergère". Il Folies Bergère è stato molto di più, negli anni ha ospitato spettacoli di ogni tipo, dal varietà al vaudeville (l'antenato del burlesque e quanto immaginario burlesque c'è nelle immagini sotto)) e alcune tra le donne di spettacolo più famose e belle dell'epoca, da Josephine Baker a Otero. Da non dimenticare Charlie Chaplin e più avanti Frank Sinatra, Ella Fitzgerald e altri. Insomma, uno di quei luoghi che hanno fatto la storia.

martedì 10 aprile 2012

Dedicated to the man in black

You're Dressed In Black Leather
You're My Kind Of Guy
'cause You'd Die To Live And You
Live To Die

giovedì 22 marzo 2012

Sunglasses after dark

Leather jacket,  skinny black jeans and ... dark sunglasses. Perchè l'occhiale da sole nel mondo del rock'n'roll è più un'attitudine che un'accessorio di moda.



domenica 26 febbraio 2012

Io sono verticale (ma preferirei essere orizzontale)

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Non sono un albero con radici nel suolo
Succhiante minerali e amore materno
Così da poter brillare di foglie a ogni marzo,
né sono la beltà di un’aiuola
ultradipinta che susciti gridi di meraviglia,
senza sapere che presto dovrò perdere i miei petali.
Confronto a me, un albero è immortale
E la cima d’un fiore, non alta, ma più clamorosa:
dell’uno la lunga vita, dell’altra mi manca l’audacia.

Stasera all’infinitesimo lume delle stelle,
alberi e fiori hanno sparso i loro freddi profumi.
Ci passo in mezzo, ma nessuno di loro ne fa caso.
A volte io penso che mentre dormo
forse assomiglio a loro nel modo più perfetto –
con i miei pensieri andati in nebbia.
Stare sdraiata è per me più naturale.
Allora il cielo e io siamo in aperto colloquio,
e sarò utile il giorno che resterò sdraiata per sempre:
finalmente gli alberi mi toccheranno, i fiori avranno tempo per me.


Sylvia Plath 

sabato 11 febbraio 2012

Female Icons: Debbie Harry

Ecco la donna che m'ispira di più, tutti i giorni, nella musica e nella vita. Da qualche mese anche di più.


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